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Cosa succede dopo l’entrata in esercizio: il monitoraggio ambientale

Rilievo fotografico della vegetazione durante un’attività sul campo

In breve

  • Il monitoraggio confronta gli impatti reali con quelli previsti nello studio ambientale e permette di correggere la rotta.
  • Si articola in tre fasi: ante operam, corso d’opera e post operam.
  • La fase ante operam non si recupera: se parte tardi, manca il termine di paragone.

L’entrata in esercizio chiude il cantiere, non gli impegni ambientali. Il provvedimento di valutazione di impatto ambientale può fissare condizioni e attività di monitoraggio, che il proponente deve svolgere e documentare (art. 28 del D.Lgs. 152/2006). Il programma di dettaglio è il Piano di monitoraggio ambientale.

Le tre fasi

FaseQuandoA cosa serve
Ante operamPrima del cantiereFotografa lo stato di partenza di ogni componente
Corso d’operaDurante il cantiereControlla gli effetti temporanei e permette interventi rapidi
Post operamDopo lo smantellamento del cantiereVerifica gli effetti con l’impianto in funzione

Molti piani adottano un’impostazione BACI (Before-After-Control-Impact): si confronta il prima e il dopo, e l’area dell’impianto con un’area di controllo. Così si distingue l’effetto dell’opera dalle variazioni naturali.

Cosa si misura

  • Eolico: avifauna e chirotteri in primo luogo, oltre al rumore. Un riferimento di metodo molto citato è il protocollo dell’Osservatorio nazionale su eolico e fauna (ISPRA, ANEV, Legambiente).
  • Fotovoltaico: suolo, vegetazione, inserimento nel paesaggio, efficacia delle opere di mitigazione.
  • Agrivoltaico: anche continuità dell’attività agricola e risparmio idrico, che le linee guida ministeriali collegano ai requisiti dell’impianto.

La durata dipende dalle prescrizioni: per la fauna, nell’eolico, si trovano spesso campagne di due o tre anni in esercizio.

Gli errori che costano di più

  • Iniziare tardi. Gli uccelli migratori passano in stagioni precise: saltarne una può spostare il cantiere di mesi.
  • Cambiare metodo tra le fasi. Punti e tecniche di rilievo diversi rendono i dati non confrontabili.
  • Non prevederlo nel budget. Il monitoraggio dura anni e va inserito nel piano economico fin dall’inizio.
  • Raccogliere dati senza restituirli. Report chiari e puntuali rendono più semplice il dialogo con gli enti di controllo.

Impostato bene, il monitoraggio produce anche una conoscenza del sito che torna utile per gestire l’impianto e per i progetti successivi sullo stesso territorio.

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